Nel 1948 sullo sfondo delle macerie di una guerra appena consumata si omaggiava la capitale dei vincitori con i giochi olimpici. Oggi la guerra finanziaria e' in pieno corso in tutta la sua violenza e i giochi tornano a celebrarsi nella colonia europea dell'economia atlantica, nel momento in cui, ai disegni d'oltreoceano, le sorti del sogno europeo sembrano volgere alla resa. http://www.youtube.com/watch?v=ICYGaHb00tU&feature=youtube_gdat...
Ho subito una cerimonia di' apertura di questi giochi d'una vuota, quanto irreale e scenografica apologia del nulla. Un agghiacciante riduzione di 1.000 anni di vita di un popolo, ristretti al trascorrere di un evoluzione nei consumi e nei costumi. Una sfolgorante consacrazione della manipolata trascuratezza di una cultura e di una civilta', quella inglese, ma dalla radice europea. Saro' stato distratto, ma non ho trovato nella parte antecedente a quella sportiva, un barlume di senso, di visione del futuro, di affermazione di un qualunque scopo nell' agitarsi dei secoli narrati dagli encomiabili volontari protagonisti della rappresentazione. Il genio italico di Leopardi, che io sento di una grandezza straordinaria mi appariva il perfetto contraltare alla cerimonia. Gobbo, deforme e malato, solo nella sua grandezza assoluta, il solitario di Recanati si ergeva al vertice della cultura europea, proprio alla soglia del suo cedimento, della sua caduta al nulla, al nichilismo che ne avrebbe sfaldato l'esperienza, la consistenza di una cultura, un abilita millenaria. Il marchigiano diceva che non conosciamo il perche' delle cose, non sappiamo rispondere all' unica domanda a cui vale la pena rispondere per un uomo "E io che sono?" Ci voleva almeno un frammento di questa consapevolezza nel vortice di una cerimonia vista in tutto il mondo, nel tormento e nella fatica di questi anni, sarebbe bastata una lacrima d' omaggio ai vertici della letteratura inglese dell' ultimo secolo Lewis e Tolkien, uomini capaci di incantare ed emozionare generazioni in ogni angolo del globo, tenendogli aperto il cervello, tenendo aperta la domanda di Leopardi, perche' quando si chiude o si trascura questa domanda, e' la fine, per un uomo, per un continente, per una civilta'. Lo scopo del nostro stare insieme e' sostenere questa domanda in azione, e' questa che ci rende capaci di conoscere le cose, imparare e innovare. Buone Olimpiadi, buona ricerca della nostra Grandezza:-)

Tag: Londra 2012, Pietro bazzoni, alla ricerca della grandezza, giochi olimpici 2012

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Risposte a questa discussione

Coreografia improponibile, non solo autoreferenziale, che non giova alla cultura europea, ma neppure alla storia della Gran Bretagna, solo a pensare all'inno" God save the Quenn".

Una strofa del loro inno pensate dice così:

 

O Signore, nostro Dio, sorgi,

disperdi i suoi nemici ( quelli della regina)

e falli cadere;

confondi i loro intrighi,

frustra le loro manovre disoneste,

su di te sono riposte le nostre speranze,

oh, salvaci tutti!

Ma dove stava in quello stadio il Dio che poteva salvare?

Sola nota positiva..... non toccatemi Mr. Bean, l'unico distaccato ed ironico che sembrava, come sempre nei suoi personaggi, capitato lì per caso, Olimpiadi sì, Olimpiadi no!

Del resto, non so alla fine dei giochi a quale posto saremo nella classifica del medagliere, ma mi basterebbe fare il confronto tra le nazioni che ci stanno facendo pesare la loro potenza economica e la nostra piccola, orgogliosa nazione che non ha mai mollato lo sport come forma di educazione delle giovani generazioni.

Non parlo tanto del calcio, che pur essendo io un gran tifoso, a certi livelli di interesse non è educativo, nè mi sembra che sia uno sport olimpico in senso stretto.

Parlo di tutti gli altri sport, dove il tiro con l'arco e le lacrime di Michele Frangilli, dopo aver centrato il 10 che ci ha portato la medaglia, ci fanno capire di che pasta siamo fatti noi italiani.

Ne riparliamo tra un po' di giorni.

 

Ho guardato la cerimonia di apertura per la prima volta con mia figlia (10 anni non ancora compiuti, la volta scorsa era troppo piccola e "fuori orario") e ciò ha dato alla cosa un "sapore diverso" ma devo dire che dal punto di vista:

  • "scenografico" non mi è piaciuta più di tanto
  • dal punto di vista del "divertimento"meno male che c'era Mr. Bean
  • dal punto di vista allegorico l'unica cosa che ho apprezzato è stato il braciere formato con i petali che hanno accompagnato le squadre, peccato che la regia non abbia mostrato che i petali man mano venivano "montati"
Cari @claudio e @gaetano, anch'io mi sono goduto cerimonia e inizio di questi giochi in compagnia dei miei piccoli. Questi giorni di riposo agostano sono occasione di dedicare a loro ed a noi stessi, quelle attenzioni e quella tenerezza che troppo spesso cancelliamo da giornate indaffarate e convulse. I giochi olimpici sono da oltre un secolo metafora e segno dell' uomo alla ricerca di se',della sua natura, della sua grandezza e soprattutto della sua sete e fame di significato e senso di vita. Per questa grandezza umana in gioco, e'stata una tristezza e un tradimento una cerimonia così, ma d'altronde questa e' la vittoria del nichilismo che si manifesta. Forza con le gare allora, li la crudezza e la verità della realta' si manifesta in maniera inequivocabile. Siamo nudi, coi nostri limiti e i nostri errori, con la nostra tenacia e i nostri sacrifici, con la fortezza e la determinazione di cui possiamo essere capaci.Li siamo veri, e si capisce che tutte le fatiche portano a un esito, così come si capisce la parabola di Icaro, comunque all' uomo non e'dato con le sue forze di arrivare al sole, di giungere a Dio. Godiamoci le gare, nel nulla che ci circonda, sono lampi di verita', uomini di fronte a se' stessi, prima ancora che agli avversari. E se poi qualcuno,vorra'andare a togliersi la curiosità di conoscere il medagliere complessivo, da Atene 1896 ad oggi, scoprira' ancora una volta di che pasta d' umano sono fatti gli italiani e quanta fame e sete di grandezza si portino dentro :-)

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