No, non è una provocazione, ma si tratta di una concreta opportunità di rilancio per il proprio business.

L’idea è semplice ed in un certo senso geniale. Ingredienti: una nutrita community di aziende – medie, grandi o piccole - , una società che si rende garante delle transazioni, l’accesso ad un database di prodotti da vendere e da acquistare. 

Ovviamente lo scambio avviene su scala multilaterale: chi acquista un prodotto, mette a disposizione di tutti i componenti della community un valore equivalente di beni della propria azienda. Così ad esempio se una società di software deve acquistare dei mobili per ufficio, può compensare questa spesa vendendo propri servizi ad un terzo all’interno del network per un valore equivalente. Parallelamente il mobilificio acquisisce un credito spendibile sempre all’interno del circuito per far fronte alle proprie necessità. 

Il risultato per l’impresa è stupefacente.

Primo vantaggio: non deve ricorrere al credito bancario – sempre più difficile da ottenere – né intaccare la propria liquidità.

Secondo vantaggio: amplia la base clienti, vendendo a potenziali non ancora acquisiti.

Terzo vantaggio: ha la certezza dell’incasso, in quanto il tutto avviene attraverso una valuta virtuale garantita all’interno della community. 

Questa modalità di commercio, arrivata in Italia in modo strutturato e professionale da poco tempo, ha una sua ricchissima storia oltreoceano. Nei Paesi anglosassoni il Corporate Barter è una pratica con una lunghissima tradizione e notevole diffusione (oltre 500 mila aziende lo utilizzano regolarmente). Da noi è regolato dagli art. 1552 e seguenti del Codice Civile. 

Il baratto non nasce quindi, come potrebbe far supporre la crisi finanziaria che l’occidente sta vivendo, come risposta a questa situazione di mercato; ha una sua ragion d’essere che travalica il contingente e che l’era di internet non può che favorire. Questo il giudizio riportato su The Financial Times: “Per le imprese il Barter è uno dei rari strumenti di marketing e finanziari integrati ed innovativi, che emergeranno a breve e si confermeranno nel lungo termine.” 

Si tratta dunque di un modello strutturalmente virtuoso, di natura “win-win”, sintetizzabile con lo slogan “Comprare vendendo”, una sorta di uovo di Colombo tanto geniale quanto efficace. È tutto oro quel che luccica? Parrebbe proprio di si. Ovviamente le società che gestiscono le transazioni e forniscono le garanzie di copertura hanno i loro costi ed i loro margini, ma il rapporto qualità/prezzo pare assolutamente favorevole.

E voi, cosa ne pensate? Potrebbe interessarvi?

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Risposte a questa discussione

Molto molto interessante! Esiste già qualche iniziativa in Italia?

Si, anche in Italia abbiamo esperienze in atto. Te ne posso segnalare due:

www.barterclub.it e www.visiotrade.com

Con quest'ultima ho contatti diretti, quindi all'occorrenza potrei metterti in contatto.

la mia azienda partecipa da qualche tempo ad un progetto barter della ditta BEXB,

il primo anno abbiamo sviluppato ca. 60.000 euro di vendite e 40.000 di acquisti, purtroppo per noi la nostra marginalità da intermediari rende meno interessante questa attività di quanto lo sia per i produttori, purchè dispongano di prodotti potenzialmente interessanri per una molteplicità di aziende

Grazie Carlo, se ritieni che sia una cosa seria la valuto volentieri. Decisamente la cosa potrebbe essere interessante, ma credo che il successo dell'iniziativa dipenda dall'ampiezza della base associata. Forse noi abbiamo un prodotto troppo di nicchia (domotica) per essere appetibili?
Credo che ci potrebbe essere qualche problema fiscale! Così come posso fare un omaggio  calcolando comunque l' iva sul valore del bene che regalo ...
Penso proprio di no. Sono aziende all'onor del mondo, con centinaia di clienti. Comunque credo che la cosa migliore sia sentire direttamente le aziende in questione, che gestiscono questo genere di business
Si ho  letto qualcosa sui siti che segnalavi. Da quello che ho capito comunque si effettua una vendita reciproca con fattura. 
Si certo. Quello che mi sembra interessante è che non si tratta di uno scambio merce fra due soggetti, ma la transazioni è multilaterale. Questo allarga molto le possibilità di successo dello scambio.

Trovo l'idea interessante, ma temo di non averla capita a fondo. Provo con un esempio:

Una nuova azienda entra nella rete di barter: per esempio la mia società di consulenza.

Compro un bene qualunque (una autovettura) non pago i 50.000 € al compratore ma contraggo un debito verso la rete di pari importo + X verso il gestore (commissioni, non so in che misura).

Salderò il debito solo vendendo i miei servizi a qualcun altro in futuro...

Domanda se, volutamente, applico prezzi doppi rispetto ai miei concorrenti presenti in rete ... non venderò mai ed intanto vado a spasso gratis? nel caso delle consulenze e/o delle realizzazioni su misura come è garantita la "congruenza" dei prezzi richiesti?

Mi sembra che il sistema incentivi tutti a comprare il più possibile (comprerei subito una Rolls Royce) e a vendere a prezzi stratosferici ...

E se nel frattempo fallisco? chi deve fare domanda per partecipare al riparto "delle spoglie"?

Temo proprio che mi sfugga qualcosa ...

Evidentemente ci sono delle regole del gioco che permettono il funzionamento. Prima di tutto ciascuno vende a prezzo di listino. Certo con i servizi la cosa può avere un maggior tasso di aleatorietà. Secondo, appena entrati si ha a disposizione un determinato plafond di spesa, per evitare il rischio Rolls Royce. Per entrare poi si danno delle credenziali di solvibilità, ma non di origine bancaria. Conta cioè più avere a disposizione beni e servizi che abbiano un vasto mercato, piuttosto che immobili o beni materiali.

In ogni caso, per chi risultasse realmente interessato ad approfondire queste ed altre tematiche, rinnovo l'invito ad entrare in contatto direttamente con le società segnalate nel post del 4 aprile (www.visiotrade.com e www.barterclub.it). Per quanto riguarda le Officine, il nostro ruolo si limita a segnalare nuovi fenomeni emergenti, La palla del business è, e rimane, nella vostre mani.

 

 

Ho appena chiesto informazioni a tutt'e due ... In visiotrade c'è la testimonianza di una società di consulenza ... riferirò su informazioni e mia eventuale adesione.

C'è qualcuno che ha esperienza diretta?

Grazie

 

Ho contattato telefonicamente Barterclub e Visiotrade mentre ho incontrato BexB.

A parte la diversa distribuzione geografica (grosso modo: Barterclub= centro + nordest; Visiotrade=nordovest+veneto, BexB = Lombardia e nordest), all'entità del fee di ingresso (unatantum da 1000 € a 4800 € a seconda del tipi di azienda oppure canone annuo di 500 €) e delle provvigioni (5-10% solo venditore e 0-5% anche su chi compra) per tutti dovrebbero valere le seguenti regole (non ne ho la certezza perché non ho ricevuto informazioni con il medesimo dettaglio dalle tre socieà contattate, ma la logica vuole che tali regole siano di buonsenso e come tali "universali").

1) i nuovi "iscritti" possono avere un plafond di spesa la cui entità è definita in modo forfettario (10.000 €) o commisurata al fee di ingresso (10 volte tanto) o in base alla solvibilità (verificata con i bilanci) e alla facilità di vendere nel circuiti i propri prodotti. Più l'azienda è solida più il plafond è alto, più è difficile che l'azienda possa vendere nel circuito e più cala il plafond

2) una volta ottenuto il plafond si può iniziare a comprare pagando in "crediti". I crediti saranno "ricostituiti" da vendite future. Il plafond iniziale si crea a fronte di una fatture al gestore del sistema (che cercherà quindi un compratore)

3) le vendite future devono avvenire entro un tempo predefinito (12-18 mesi), in caso contrario si deve saldare in cash. Chi non vende/non vuole vendere per rimanere in debito vs il sistema è costretto a saldare in cash.

4) le provvigioni sulle vendite si pagano sempre in cash

5) le eventuali provvigioni sugli acquisti servono a costituire un fondo di garanzia per il sistema

6) il gestore del sistema chiede manleva per ogni eventuale pregiudizio o vizio sulle forniture

7) il gestore del sistema provvede a coprire ogni posizione creditizia del sistema con adeguate coperture assicurative

8) ogni iscritto al sistema incarica il gestore della riscossione dei crediti

9) il gestore del circuito si prodiga per promuovere vendite ... per guadagnarsi la provvigione

10) i gestori hanno adottato sistemi diversi per la fatturazione: fatturazione diretta venditore/acquirente e intermediata (venditore/gestore + gestore/acquirente).

11) se la (singola) vendita ha un valore superiore ad un minimo (per esempio 2000 €), le parti possono concordare che una parte del pagamento sia in cash.

12) acquirente e venditore, se si conoscono già, possono fare affari anche senza passare per il sistema.

 

Spero di essere stato chiaro.

 

Sto seriamente valutando di entrare in uno dei circuiti.

 

Burterclub ha un secondo "circuito" regolato solo in cash per la vendita di merce (nuova) di stock; resa sempre ex works.

 

Ciao

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