Viaggio italiano.

Cuccetta Napoli-Milano, al rientro verso il mio paesello sul lago dopo l' ennesima settimana da pendolare per lo stivale. Nonostante l' ora appena serale, sono tentato dal sonno della stanchezza, ma mi pare ingiusto non condividere con voi la bellezza gustata in questi giorni. Nelle Officine non abbiamo una sezione forum dedicata alle " storie d' Italia" ma forse dovremmo istituirla per evidente sovrabbondanza di casi eclatanti e straripanti di quel " desiderio d' impresa positivo e grande" che pare scomparso dalla nostra terra a vedere giornali e media vari.
Se solo ripercorro i titoli e le notizie degli ultimi 15 giorni mi domando se sto' viaggiando in lungo e in largo per lo stesso paese e tra la stessa gente che e' descritta nelle cronache giornalistiche?
E' strano infilarsi nelle news mentre ti sposti in treno, in auto e in aereo da  San Michele all' Adige a un passo da Bolzano a Palermo. Ti trovi a lavorare con imprenditori trentini e altoadigini e a chiacchierare tra Trapani e Punta Raisi con Guglielmo, il taxista  siciliano che per 30 anni ha lavorato a Merano prima di tornare al paese natio. Poi passi da una fabbrica di cosmetici di 120 anni di storia geniale e fedele a  una fonderia in terra mandata avanti dalla moglie del fondatore che da estetista raccoglie il testimone del marito chiamato in cielo e rilancia l' impresa con i suoi operai triplicandone il fatturato. Lasci l' Emilia e torni in Lombardia per sentirti dire da Inglesi e Spagnoli che a Madrid e Londra c' e' bisogno di quello che stiamo facendo insieme nelle Officine in Italia.
Vai in Romagna a lavorare con 30 manager riminesi e scopri di quanta iniziativa e creatività' straripa quella razza. Scendi a Foggia e pugliesi e lucani ti testimoniano la resistenza indomita a fare e reinventarsi come fare di questa gente. Lasci la capitanata tra i suoi campi di grano maturo con le spighe che paiono d' oro fuso, e in treno arrivi a Benevento circondata da vigneti impeccabili con perfette geometrie teutoniche e da li a Napoli. Poi in auto con due giovani sposi del rione sanità' sali in Alta Irpinia a Montella, ad un passo dall' epicentro del sisma che nella notte del 23 novembre 1980 trascino' la terra e tremila anime in cielo. Sali lassù' tra i castagneti ordinati e curati e trovi un fiore del terremoto, aggrappata alla montagna come un essenza appenninica, un gioiello di 140 lavoratori leader in Italia nei software per quel' edilizia e quelle costruzioni che dopo il dramma di quella sera svilupparono qui, prima che in ogni altra parte del paese, le competenze e le capacita' di calcolo e modellazione strutturale. Ti trovi una piccola Microsoft nel paesino di montagna con i giovani ingegneri e i programmatori distribuiti nelle sedi sparse per le contrade. Passi di miracolo in miracolo, da fabbrica a casa, a cena da Antonio che finita la giornata di consulenza non ti lascia solo ma ti presenta gli amici più' cari e apre la bottiglia di vino buono per berla con te e la sua famiglia, mentre Giuseppe a Montemarano ti aspetta con un altra bottiglia per farti vedere quanto e' bello il suo paese e quanto sono commoventi le stelle li sopra! Capite perché non ci mi trovo proprio con quel che leggo? Passo da fatica a fatica, da lavoro a lavoro, ma soprattutto da abbraccio ad abbraccio in quest' Italia incredibilmente bella e impegnata a costruire, a fare e a mettere pezzo su pezzo il lavoro e il gusto per la vita che vien fuori di getto da ogni pezzo di terra e di cielo, da ogni grumo di carne e di sangue di uomini e donne che incontro. Scusate se l' ho fatta lunga, ma siete tutti veramente uno spettacolo e da questo mio continuo girovagare in giro per lavoro me ne torno dai miei figli certo che abbiamo da continuare una gran bella sfida tutti insieme, e con tutti gli amici che ancora dobbiamo invitare con noi:-)

Tag: Italiano, Viaggio

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Il filosofo, il vetraio e il carpentiere.

Un caldo, torrido, magico pomeriggio riminese in cui incontro 3 uomini di una certezza limpida e trasparente come una lastra di vetro. Il primo mi racconta di essere il 13 figlio di un contadino, di aver cominciato come garzone in una vetreria e di aver vissuto Felice ogni giorno, amando tutto ciò' che faceva, mi racconta del' odore del sugo a cuocere a casa sua fin dal mattino, l' odore della certezza. A Vittorio Livi, mago e maestro mondiale del vetro nel design, il compasso d' oro lo hanno dato alla carriera molti anni fa' e lui e' ancora indomabile piu' di allora con il suo desiderio di generare e creare, testimoniato dai figli, contagiati dalla sua passione e dalla sua libertà. Poi Emanuele Orsini che le case le costruisce in legno, come quelle realizzate a tempo di record a L' Aquila per ricostruire la vita scossa dal terremoto. Un ragazzo cresciuto sulle orme del padre in falegnameria, tornava a casa e si ritrovava i trucioli di legno fin nel sangue, quel legno vivo, quella materia calda e misteriosa, sicura e amica di cui lui e' innamorato e che gli regala sicurezza e fiducia anche nei terremoti della vita. Ora e' il turno del filosofo, Fabrice Hadjadj il giovane ebreo francese convertito, brillante e carnale demolisce a pezzi gli idoli di cui viviamo. Rilegge le 3 forme di postumanesimo che hanno soppiantato comunismo e capitalismo: tecnicismo, ecologismo e un fondamentalismo di disimpegno dall' umano e dallo storico, nella loro inventiva culturale e politica. Con la sua solida lucidità svela le illusioni del nostro tempo e mostra la sola possibilità' reale :  nel limite di tutto ciò' che e' umano, si puo' vedere una certezza in atto come scoperta di un cammino condivisibile perché' buono e gustoso. Una strada percorribile alla condizione di uno sguardo appassionato alla propria pericolante umanità'. Il resto sono solo preliminari. Hadjadj cita Pasternak "l'uomo nasce per vivere, non per prepararsi alla vita. E' la vita stessa, il fenomeno della vita, il dono della vita sono così affascinanti, così serie! Proprio come le vite del vetraio e del carpentiere che i loro figli hanno osservato e da cui sono stati contagiati fino al Cuore. La certezza non illude tra carne, caldo, vetro, legno e cielo di ogni giorno di vita come di questo pomeriggio a Rimini.

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