Una sconfitta può tramutarsi in un trionfo? Da un dramma può scaturire uno splendore? Cosa consente alla nostra libertà di volgere in suo favore OGNI situazione?

Un antico testo, oggi quasi sconosciuto ai più, è ridondante di provocazioni alla nostra esperienza di vita.

Publio Flavio Vegezio Renato, verso la fine del quarto secolo, raccolse in un solo testo, il "De re militari" la tradizione di oltre mille anni di virtù, usi e consuetudini che avevano portato all'affermazione e all'egemonia di Roma sul mondo antico.Il testo fu scritto ed inviato all'imperatore Teodosio, che ne fece espressa richiesta, per conservare e recuperare i criteri all'origine dell'affermazione, non solo militare, ma sociale e culturale di Roma.

Il testo latino conobbe un enorme fortuna in tutto il medioevo occidentale ed orientale, fu base dell'educazione militare fino a Carl Von Clausewitz e lo conobbero Federico il Grande e Napoleone. Ha esercitato enorme influenza culturale in campo politico, sociale e letterario, fu apprezzato da Tommaso d'Aquino e da Niccolò Machiavelli.

La dettagliata ed accurata descrizione di regole, modi, tattiche e strategie, tecniche di selezione, addestramento, allenamento, preparazione e gestione degli eserciti romani, lascia soprattutto trasparire una cultura ed una mentalità, di cui lo scrittore lamenta la dimenticanza negli anni del tardo impero. La decadenza e il declino della società romana vengono identificati, prima che in un disfacimento della macchina militare imperiale, in una profonda crisi umana di un apparato ormai privo di ragioni adeguate. In un popolo non più "allenato" a reggersi davanti alle pressioni dall'esterno ed ai malcontenti interni, ad un "educazione" dell'umano, che per 12 secoli aveva retto sulla mentalità a cui erano formati e forgiati decine di migliaia di uomini di ogni terra "romana". Vi lascio questo testo come un opportunità inconsueta di lettura, come un memento, di come il nostro piccolo, piccolissimo "impero" personale, possa decadere e crollare improvvisamente, quando dovesse venir meno "l'allenamento" a Vivere, che ci è stato tramandato, insegnato o che personalmente, ognuno di noi ha sperimentato e messo in pratica nella sua vita. Nulla si regge senza il lavoro della propria libertà ripetuta e riapplicata.

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Commento da Manuel Algaba Cortés su 11 Luglio 2017 a 11:01

Ottima riflessione Pietro, si parla speso sull'arte della guerra di Sun Tzu, ma immagino che pochi conoscono che ci sarebbe un testo simile occidentale. Inoltre, visto che il testo si può leggere gratuitamente su Google di sicuro curioserò. Grazie per il suggerimento!

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