Francesco e AnnaMaria, figli di Pietro e Giuseppina e di Giuseppe ed Elena figli di … e cosi di padri in figli per generazioni e generazioni. Nomi, immagini sbiadite sulle prime fotografie d’inizi novecento, lettere incise sulle lapidi corrose dal tempo, nomi che si sommano l’uno all’altro, ogni venticinque, trent’anni. Nomi che risalgono il fiume della storia, che scorrono a ritroso, le origini della repubblica e della monarchia, dell’unità d’Italia e dei dominatori stranieri, nomi che si perdono nella notte dei tempi e di cui in terra non rimane traccia alcuna? No! Restano costruzioni immense, più grandi del Colosseo, più vaste del vallo d’Adriano. Restiamo noi, ognuno di noi, contemporanei e presenti, esiti consapevoli o meno di ognuno degli uomini e delle donne che ci hanno preceduto nella nostra storia, che ci hanno donato le loro esperienze e le loro conoscenze, i loro errori e i loro tradimenti come le loro virtù e i loro eroismi. Siamo tutti figli di centinaia di padri e madri che prima di lasciarci ogni loro insegnamento, ci hanno amati con tutta la grandezza e la miseria di cui erano capaci. Un tempo, cosi come ancora oggi in piccoli villaggi della nostra penisola, un uomo era conosciuto come figlio di.. ed era l’erede, nella buona e nella cattiva sorte di un intero ceppo, di un intera razza. Essere figli, riconoscersi figli era ed è la sola condizione per poter essere padri. Padri capaci di generare e trasmettere esperienze, passioni e conoscenze a chi ci sta attorno. Uomini capaci di vivere tutto e ridonare la vita, come è stata donata a noi. Mi chiedevano qualche giorno fa quale fosse stata la soddisfazione più grande dei miei molti lavori e avventure imprenditoriali…Ho risposto che le soddisfazioni più grandi le donano i figli, non il lavoro o le imprese titaniche, i successi o i trionfi. La gioia più grande è riconoscersi nei loro passi, nei loro tremori e nelle loro emozioni, nelle loro domande e nelle loro sfide, nella loro paura e nel loro coraggio, nella loro libertà. L’emozione più grande è vedersi in loro, parte di loro, diversi, unici, migliorati, comunque donati, come nuovi frutti di una pianta millenaria. Siamo fatti figli per divenire padri, siamo amati per amare, ci hanno dato e donato tutto in migliaia d’anni, in centinaia di generazioni perché potessimo donare noi stessi oggi. Riconoscersi figli ci svela a una gratitudine sconfinata, ci apre ad un immensa capacità generativa, quella che ci è stata tramandata perché la agissimo ora.

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